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I giovani e il fumo

I giovani e il fumo

Secondo i dati Istat del 2012 sono 5,9 milioni gli uomini che dipendono dalla sigaretta e 5,2 milioni le donne, per un totale di 11,1 milioni dei quali 1,3 milioni, hanno meno di 25 anni. Un dato allarmante soprattutto per quanto riguarda i giovani con l’età media della prima sigaretta che continua ad abbassarsi ormai alla soglia dei 15 anni. Può bastare l’ articolo 6 del decreto legislativo 184 del 24 giugno del 2003 che impone di stampare sotto la marca di sigarette in caratteri neri alti almeno quanto un terzo della confezione, messaggi di avvertimento sui danni provocati dal fumo per allontanare i giovani dalle sigarette?

I risultati degli studi condotti in merito, dimostrano che i messaggi di testo sui pacchetti, come quelli venduti in Italia, sono abbastanza efficaci quantomeno nel provocare una riflessione nel fumatore. Ma al tempo stesso dimostrano anche che tra i giovani la cui autostima è maggiormente legata allo status di fumatore, gli avvertimenti hanno paradossalmente suscitato un atteggiamento più favorevole all’uso di sigarette: oltre che un’abitudine, il fumo sembra essere per loro una vera e propria reazione ai tentativi di fargli paura.

Le campagne di sensibilizzazioni sono quindi inutili? Non del tutto: chi fuma ha ormai una bassa soglia della paura e molto probabilmente non è sensibile a questo tipo di messaggi, ma può essere efficace nel tenere lontani i più giovani dal cominciare a fumare. La diminuzione del numero di fumatori di un di circa il 1,9% è un dato da non sottovalutare, come si evince dai dati statistici di un’indagine Doxa (realizzata sotto commissione dell’Osservatorio Fumo Alcol e Droga dell’Istituto Superiore di Sanità nel 2012). Anche i fumatori under 18 sono in calo, sintomo questo che qualche risultato si comincia a vedere. La maggiore diminuzione verificatasi nelle ragazze può essere collegata ai messaggi che tendono a sottolineare gli effetti negativi dal punto di vista estetico. Nei ragazzi sono invece quelli sui rischi di malattie neoplastiche a fare più breccia. Rimane però evidente che la problematica è ben lontana dall’essere risolta e che i giovani che si orientano verso questo pericoloso vizio sono ancora molti.

Ma cos’altro si può fare per allontanare i giovani dal fumo e sensibilizzare circa i danni che possono essere provocati dal tabagismo? Si può prendere esempio dagli esperimenti effettuati in CanadaAustrialia o Stati Uniti, dove i messaggi sono stati sostituiti da immagini dei danni provocati dal fumo: polmoni anneriti, dentature deterioriate, malati oncologici terminali. Gli studi hanno dimostrato che hanno molto più effetto dei semplici messaggi testuali. Le case produttrici però non sembrano apprezzare perché il rischio del calo eccessivo delle vendite sarebbe troppo elevato.

Messaggi o immagini che sia, in ogni caso, bisognerebbe aumentare le sanzioni verso gli esercenti che non rispettano il divieto di vendita ai minori (ma tu caro tabaccaio, come fai a vendere le sigarette al gruppetto di ragazzini e ragazzine che visibilmente non hanno nemmeno 15 anni?) e soprattutto bisognerebbe sfasare l’immagine della sigaretta associata alla “forza” e alla “brutalità“. Bisognerebbe spiegare il problema, anziché cercare di imporre una soluzione. D’altro canto, a nessuno piace obbedire a ordini diretti o imperativi.

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