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La Cannabis nella storia

La storia della Cannabis

La Marijuana, che noi tutti conosciamo come una sostanza psicoattiva famosa per i suoi usi ricreativi e terapeutici, ha un passato piuttosto vasto e burrascoso. Nell’immaginario collettivo, attualmente, viene vista soprattutto come “droga leggera”, come una sostanza psicotropa che procura stati alterati della percezione sensoriale. Ma l’impiego della pianta di Cannabis è molto, molto più ampio. Ma partiamo con un po’ di storia.

Possiamo ricondurre l’origine della Cannabis addirittura al Neolitico, grazie al ritrovamento di semi fossilizzati in una grotta della Romania. Questa pianta fu usata, in passato, principalmente come fibra tessile, diffusasi dapprima in Asia e in Medio Oriente, poi nel resto del mondo. A testimonianza di ciò è conservato un pezzo di stoffa fatto interamente di canapa, risalente all’8000 a.C.

Se la pianta di Cannabis era famosa per la sua fibra in grado di produrre carta e stoffe, non venivano certo trascurate le sue capacità di alterazione psicofisica. In passato, i maggiori fumatori di questa sostanza furono il popolo indiano, nepalese e arabo. I cinesi furono forse i primi a studiare la Cannabis per le sue proprietà terapeutiche.

Si può dire che la Marijuana fu diffusa particolarmente dai popoli asiatici, tramite spostamenti nell’Europa occidentale, attraversando periodi di veri e propri boom, che precedettero il proibizionismo che vige oggi in molti paesi.

Prima ancora dell’espansione dell’Impero Romano, la Cannabis veniva coltivata e impiegata nelle isole britanniche dalle tribù celtiche. Nel Medioevo si continuò ad usarla ampiamente fino al 1484, annò in cui una bolla papale ne vietò l’uso ai fedeli.

Nel 1800 l’uso ricreativo prese sempre più piede, soprattutto nell’ambito artistico europeo.

Oltre all’impiego tessile, possiamo collocare questa pianta in tantissimi altri settori, da quello alimentare (semi di canapa: ricchi di acidi grassi polinsaturi, essenziali per i muscoli e i recettori nervosi; olio di canapa: ricco di Vitamina E, A e del gruppo B) a quello bioenergetico (un vero e proprio sostituto del petrolio che però non incrementerebbe il rilascio di Co2 nell’atmosfera) per arrivare poi agli impieghi più disparati: carta, materie plastiche, tavole, pesticida. Utile anche nel campo della bioedilizia e della bonifica (aiuta a decontaminare i terreni dai metalli pesanti).

Eppure ad oggi, l’impiego di questa pianta naturale è molto limitato. I pochi settori in cui se ne fa maggiore uso sono quelli tessili-artigianali. Solo negli ultimi anni si sta assistendo alla commercializzazione per uso terapeutico. Ma si potrebbero trarre molti vantaggi, sia in termini economici che in termini di impatto ambientale, anche in tutti quei campi dove vengono adoperate sostanze chimiche, nocive sia per l’uomo che per la natura. Insomma, anzichè pensare unicamente all’effetto ricreativo, bisognerebbe vedere la Cannabis secondo molteplici punti di vista e trarre solo alla fine, le dovute conclusioni.

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