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Marijuana: come fanno a chiamarla droga?

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La definiscono “droga leggera” e i consumatori di marijuana vengono visti e trattati come veri e propri criminali. Ma come si fa a definire “droga” qualcosa che si trova in natura? E soprattutto, come si fa a non definire droga, l’alcol, il tabacco, il caffè e le altre mille sostanze che ogni giorno la pubblicità ci propina? Ci troviamo di fronte a secoli di informazione deviata, di ricerche con risultati falsati, di cattiva pubblicità, di proibizionismo paradossale. Secoli in cui il tabù attorno al mondo della cannabis è diventato sempre più fitto e attorno al quale si è creato un alone cupo e drammatico, il più delle volte esasperato dai media e dalla cattiva informazione.

Ancora oggi, a seguito di una tragedia, si sente attribuire la colpa agli “spinelli“. Notizie che fanno accapponare la pelle a causa dell’infondatezza delle informazioni che trasmettono.

Sono ampi e più che accettati gli studi secondo il quale tutti i caratteri negativi attribuiti alla marijuana (soprattutto grazie agli interventi di Nixon per falsare i risultati delle ricerche da lui stesso commissionate) sono ormai caduti. Parlare della marijuana come di quel demone che uccide persone così come la cocaina e l’eroina, è un discorso abbastanza privo di fondamento scientifico.

Quanto uccide annualmente l’alcol? E il tabacco? E la cocaina? I numeri sono elevatissimi, ma per dire quante vittime produce ogni anno il consumo di marijuana basta un solo numero: zero.

Un soggetto umano dovrebbe fumare una quantità enorme (svariate migliaia) di spinelli nell’arco della giornata per morire, e anche in questo caso, non sarebbe la marijuana a ucciderlo.

Sempre più Stati hanno ormai depenalizzato o legalizzato il possesso e l’uso di cannabis, sia per scopi terapeutici che ricreativi. Stati come il Portogallo, l’Olanda e di recente anche gli Stati Uniti, hanno potuto vedere i benefici dell’antiproibizionismo che si sono trasformati non soltanto fondi economici maggiori nelle casse statali, ma anche nella riduzione della criminalità in maniera massiccia, ma cosa più importante di tutte, nel “benessere” (relativamente) dei cittadini che purtroppo sono colpiti da patologie più o meno gravi e riescono a trarre sicuramente più benefici rispetto le cure tradizionali a base di bombe sintetiche.

Il discorso potrebbe continuare ancora all’infinito, chiedendosi, per esempio, com’è possibile che da una “droga” si possano ricavare fibre tessili, materiali plastici, combustibili a bassissimo impatto ambientale, alimenti e tante altre cose che normalmente per essere realizzate danneggiano sia la natura che soprattutto, l’uomo. Si potrebbe parlare dei mille paradossi che circolano intorno l’argomento, si potrebbero portare decine di ricerche che enucleano i benefici della cannabis, ma la realtà è che fino a quando non si smetterà di definirla “droga“, difficilmente le cose cambieranno.

Non sono cambiate quando autorevoli studi scientifici hanno dimostrato che non causa dipendenza fisica, cambieranno adesso con i nostri politici che continuano a ostacolarne la liberalizzazione con motivazioni così disinformate che fanno dubitare realmente dell’intelligenza di chi ci governa? Lo scopriremo in un futuro abbastanza prossimo.

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