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La Marijuana in Italia spiegata da un Avvocato

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Classificata come droga leggera, la Marijuana è la protagonista indiscussa nel dibattito relativo alla legalizzazione delle droghe leggere. In Italia è la sostanza più diffusa e le percentuali parlano chiaro. Il trend del consumo è in crescita, soprattutto tra la popolazione giovane.

La distinzione che vige in Italia tra droghe leggere e pesanti è frutto di un referendum abrogativo che risale al 1993, promosso dal partito Radicale. Tale consultazione è andata a correggere una parte della legge ancora vigente in Italia, la Jervolino-Vassalli del 1990.

Il dibattito è acceso tanto da far pervenire in Parlamento nuove proposte circa la legalizzazione relativa all’uso, al consumo e alla coltivazione della Marijuana. È una materia nebulosa, nella quale si fa fatica a capire esattamente cosa prevede la legge nei vari casi.

In linea di massima, la coltivazione della Marijuana in Italia rappresenta una condotta penalmente rilevante. Una recente sentenza emessa dalla Corte di Cassazione di Cagliari ha però stabilito che la coltivazione, qualora non metta in pericolo la salute della collettività, non è perseguibile.

In parole povere, coltivare fino a tre piantine di Marijuana non è reato perché la quantità è talmente esigua da non rappresentare un pericolo. Questa sentenza è solo in apparente contrasto con la norma giuridica. In realtà si rifa all’articolo 25 della Costituzione che parla dell’offesa del bene giuridico. In queste piccole coltivazioni non si offende tale bene giuridico e la condotta non è penalmente rilevante.

La coltivazione della Marijuana deve essere elementare e rudimentale. Ad esempio, non devono essere utilizzati fari o lampade a Led che ne favoriscano la crescita e la riproduzione. Questo potrebbe essere un chiaro segnale di cessione a terzi della cannabis coltivata in loco.

L’illecito penale scatta quando la coltivazione oltrepassa le tre canoniche piantine. In questo caso, soprattutto se in presenza di materiale deputato al confezionamento e al successivo spaccio di cannabis, si è soggetti alle sanzioni previste dalla legge. Stabilire il quantitativo esatto tra il consentito e il punito, è obiettivamente difficile. L’unico “lume” è quello dell’offesa al bene giuridico.

Occorre prestare attenzione però all’aspetto amministrativo della questione. Se la coltivazione ad uso personale non è punibile penalmente, è però sanzionabile da un punto di vista amministrativo. La norma che viene applicata in questo caso è quella enunciata dall’articolo 75 del DPR 309. le sanzioni applicate prevedono, tra le altre cose, il ritiro della patente, del passaporto, del permesso di soggiorno e del porto d’armi.

In caso di possesso e consumo di Marijuana il discorso cambia. L’avvocato e giurista Zaina illustra in maniera molto semplice l’iter giuridico. Il mezzo grammo di principio attivo è la massima dose consentita per uso personale. Oltre questa soglia, scatta l’illecito punibile con un’ammenda che può sfiorare i ventiseimila euro e la reclusione fino a sei anni.

Due sentenze della Corte di Cassazione emesse nel 2010 e 2011 hanno evidenziato un nuovo concetto. La detenzione e la cessione a terzi di una quantità minima non è perseguibile. Il principio è sempre quello della salute pubblica. Una quantità modesta, seppur ceduta a terzi, non lede la collettività.

Il mezzo grammo di principio attivo è comunque un parametro opinabile. Recenti ricerche scientifiche hanno dimostrato che il THC, ovvero il principio attivo, sia in costante aumento all’interno delle piantine di Marijuana. Un dato sconcertante che ribalta l’idea alla base del quantitativo previsto per legge ma che comunque rappresenta, paradossalmente, un solo lato della questione.

La presunzione dello spaccio della Marijuana avviene in caso di intercettazioni telefoniche e in presenza di materiali destinati al taglio e al confezionamento della sostanza. Nell’immaginario collettivo si parla erroneamente di perquisizioni forzate. La forza pubblica può entrare nelle abitazioni solo in presenza di un decreto del Pubblico Ministero che autorizzi la perquisizione. In mancanza di questo, interviene l’articolo 103 del Testo Unico sugli stupefacenti che regola minuziosamente i vari casi.

Nel caso in cui si venga trovati in possesso di Marijuana, il caso verrà segnalato comunque alla prefettura di riferimento.

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