Quanti tipi di Marijuana esistono?

tipi di marijuana

Sulla Purple Haze, la Nebbia Viola, Jimi Hendrix ci scrisse una canzone. Era l’epoca dei Figli dei fiori e la Marijuana, ufficialmente proibita, aveva nomi esotici ed evocava viaggi straordinari. Molto ricercate erano anche l’Erba olandese e la Luce del Nord (Northern Light), che accendevano l’immaginazione e movimenti come quello della Beat Generation. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti: due stati americani, il Colorado e Washington, hanno reso il consumo di cannabis legale nel 2014, con stime per gli introiti fiscali che superano gli 800 milioni di dollari in 5 anni, e a Vicenza ha aperto la prima farmacia che venderà marijuana di Stato per uso terapeutico. Singolare parabola per una sostanza che si ricava da una pianta, la canapa, a lungo preziosa per diversi popoli e civiltà (sia per uso terapeutico che per i tessuti particolarmente resistenti che se ne ricavavano, come i jeans), ma che nel corso degli ultimi 70 anni è stata bandita in quasi tutti i paesi del mondo.

Erba, Maria, Cannabis, Marijuana, Canapa indiana. Tanti nomi per una sola sostanza. Per orientarsi però è bene tener presente alcuni concetti fondamentali. La distinzione tra canapa e canapa indiana è dal punto di vista botanico inconsistente, appartenendo i due tipi di pianta alla stessa famiglia. Ciò che cambia è la quantità di THC (tetraidrocannabinolo), il principio attivo psicotropo, che è presente in quantità assolutamente trascurabili nella canapa comune. A essere vietata per gli effetti derivanti dal suo consumo è la canapa indiana, ricca di THC, che cresce essenzialmente in 3 varietà, se si escludono gli ibridi creati per scopi commerciali: la Sativa, l’Indica e la Ruderalis.

La cannabis Sativa, l’erba antidepressiva

La Stiva non di rado sfiora i due metri altezza, ma cresce molto anche ìn larghezza. Ha foglie lunghe e delicate, i semi sono soffici al tatto, senza macchie e striature. Lunghi anche i tempi per la fioritura, in media una volta all’anno: ama il sole e i cicli naturali, caratteristiche che la rendono poco adatta a coltivazioni intensive e indoor, con alterazioni del ciclo della luce dovute a lampade artificiali. E’ diffusa per lo più in territori al di sotto del 30° di latitudine Nord: in paesi come India, Thailandia, Nigeria, Messico e Colombia. E’ un’erba ottima per essere fumata, ma non sono pochi quelli che la seccano e la usano in cucina. Il suo consumo produce una carica di energia (ha infatti un alto tasso di THC rispetto al Cannabinolo, una sostanza che favorisce il sonno), porta buonumore e in alcuni casi favorisce la creatività e la produzione di nuove idee. I consumatori abituali di Sativa sostengono che aumenti di molto la capacità di concentrazione e aiuti a combattere la depressione. Per queste ragioni è preferibile consumarla di giorno.

La cannabis Indica, buona per fabbricare hashish

L‘Indica è più robusta se paragonata alla Sativa, ma non ne raggiunge la stessa altezza, oscillando tra i 50cm e il metro e mezzo. Le foglie sono rotonde, i semi soffici. Data l’altezza, è ottima per la coltivazione indoor, al contrario della Sativa e, sempre a differenza di quest’ultima, fiorisce molto più rapidamente e può essere stimolata con un ciclo di illuminazione artificiale intenso. E’ più comune trovarla in paesi al di sopra dei 30° di latitudine Nord, come Nepal, Libano, Marocco e Afghanistan. I boccioli e i fiori della cannabis Indica di solito crescono molto vicini l’uno all’altro e sono appiccicosi al tatto. Per il suo alto contenuto di resina è molto indicata per produrre hashish. Il consumo di Indica ha un forte effetto sedativo e induce un profondo stato di rilassamento nel corpo. Ha un alto contenuto di Cannabinolo e il suo consumo è maggiormente legato a un uso terapeutico: cura infatti l’insonnia, allevia i dolori, previene gli spasmi muscolari, cura il mal di testa e l’emicrania ed è ottima per l’ansia. Per questi motivi è preferibile evitarne il consumo diurno in assenza di particolari ragioni.

Cannabis Ruderalis, ovvero materiale genetico per l’ibridazione

Pur essendo una specie autoctona, della cannabis Ruderalis si sente parlare molto poco. E piuttosto bassa di statura, arriva al massimo a una settantina di centimetri e come la cannabis Indica ha foglie piuttosto spesse. La si trova soprattutto nelle regioni del Nord.
La sua caratteristica principale è una fioritura rapida e precoce, probabilmente dovuta alla sua capacità di crescere a latitudini molto elevate. Un vantaggio non da poco se si considera il tempo, meteorologico e cronologico, come variabile fondamentale: riesce infatti a maturare prima che arrivi l’inverno freddo. La Ruderalis è anche usata per l’autofioritura dei semi. Una delle ragioni per cui se ne parla poco è dovuta al fatto che contiene un tasso di principi attivi limitato. Per questo, la sua coltivazione non esce dal giro dei cultori appassionati e dei coltivatori, che spesso hanno l’obiettivo di dotarsi di una risorsa da cui attingere materiale genetico per l’ibridazione. In questo modo si possono ottenere piante con fioritura più rapida o in grado di crescere in climi freddi come quelli delle regioni del Nord.

Tutte le piante di canapa peraltro possono essere classificate come piante maschio e piante femmina. In alcuni casi si assiste anche a piante ermafrodite.


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