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Referendum Cannabis e SPID: Come e Perché Firmare

referendum cannabis

Anche l’Italia attraverso un referendum sulla cannabis tenta di seguire la scia dei tanti paesi che hanno ormai abbracciato la cannabis abbattendo un proibizionismo immotivato e controproducente durato troppi anni.

L’obiettivo è quello di raggiungere 500.000 adesioni per depositare il quesito e votarlo poi in primavera. La scadenza è fissata al 30 settembre perché la legge prevede che le firme possano essere raccolte solo nei primi nove mesi dell’anno.

Considerando le prime 100.000 adesioni registrate nell’arco delle 24 ore successiva all’attivazione della campagna sabato 11 settembre alle 17 e grazie soprattutto alla possibilità di firmare digitalmente tramite SPID, l’obiettivo non sembra così difficile da raggiungere.

Tutto si vedrà nei prossimi giorni, nel frattempo per votare è sufficiente visitare la piattaforma referendumcannabis.it, accedere con le proprie credenziali SPID e attendere l’email di conferma.

Il quesito referendario depositato lo scorso 7 settembre ha il duplice intento di intervenire sia sul piano della rilevanza penale che su quello delle sensazioni amministrative.

Sul piano penale eliminando la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita relativa alla cannabis, ad eccezione di quelle finalizzate al traffico illecito.

Sul piano amministrativo eliminerebbe la sospensione della patente di guida e del certificato d’idoneità dei ciclomotori

Perché firmare il referendum sulla Cannabis Legale

Gli oppositori grideranno subito che in Italia ci sono questioni più importanti e prioritarie da risolvere, ma nel frattempo le mafie continuano ad arricchirsi e procrastinare ulteriormente la riforma auspicata dal quesito referendario vuol dire continuare ad arricchire la criminalità.

Nell’ultima relazione sulle tossicodipendenze del Parlamento, la spesa per il consumo complessivo di sostanze proibite ammonterebbe a 16,2 miliardi di euro, di cui il 39% solo per i cannabinoidi. 6,3 miliardi di euro che potrebbero arricchire le entrate statali, se solo ci fosse una filiera controllata e regolamentata di vendita, così come avviene per l’alcol e il tabacco.

La cannabis è un fenomeno sociale, tanto in Italia quanto nel resto del mondo, è inutile negare l’evidenza. Soltanto nel nostro paese si stima che i consumatori, pazienti inclusi, possano essere 6 milioni. Ma è più probabile che i numeri possano essere ben più alti, considerando anche la recente pandemia appena trascorsa e la stretta correlazione con l’aumento dell’uso di sostanze stupefacenti tra le mura domestiche.

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