Sigaretta elettronica: un anno dopo

 

La sigaretta elettronica Accatreò

E’ passato un po’ di tempo da quando l’avvento della sigaretta elettronica ha praticamente sconvolto positivamente la vita di molti fumatori. Chi voleva smettere di fumare ha trovato un valido aiuto, chi voleva fumare in casa senza appestare il salotto nuovo con la puzza di fumo ha potuto farlo, chi voleva un completo sostituto della sigaretta tradizionale, forse è rimasto un po’ deluso. O forse no.

Sta di fatto che le “ecig” hanno davvero rivoluzionato la vita di molti, non solo dei fumatori ma anche quella di piccoli e grandi imprenditori. Infatti le sigarette digitali hanno creato un business non indifferente che purtroppo però, non è stato gestito nel migliore dei modi. Poco tempo fa abbiamo assistito a una vera e propria esplosione di piccoli negozi nei punti più disparati delle città. Troppo velocemente e troppo facilmente, negozietti di un paio di metri quadrati sono spuntati praticamente dappertutto, basti pensare che nella mia piccola città che conta solo 88.700 abitanti vi erano almeno una decina di negozi di sigarette elettroniche. Alcuni sono sopravvissuti, altri hanno inesorabilmente fallito. Ma perché? Cos’è successo?

E’ successo che l’Italia ha dimostrato per l’ennesima volta le sue enormi contraddizioni. Prima ha lasciato spuntare negozi e laboratori di sigarette elettroniche con una facilità unica e poi ha tagliato le gambe a chi ha investito magari i soldi di una vita. Infatti l’Italia, è quel posto dove prevenire non è meglio che curare, è quel posto dove le leggi si fanno soltanto quando non è più possibile farne a meno, è quel posto dove chiunque investa del denaro in qualcosa di innovativo deve sempre essere penalizzato in qualche modo. Ma non voglio divagare troppo, il concetto di fondo è che troppi negozietti hanno chiuso i battenti e i piccoli e medi produttori vanno avanti a fatica a causa delle brusche regolamentazioni varate nel campo delle sigarette digitali.

Abbiamo intervistato l’Ing. Marco Cirincione, titolare dell’azienda produttrice di liquidi per sigarette elettroniche Accatreò Bio.

[highlight] Com’è nato il marchio Accatreò? [/highlight]

[notification type=”notification_info” ]Accatreò è nato dalla volontà e dall’obiettivo di creare un prodotto per le sigarette elettroniche di estrema qualità e raffinatezza, in modo da poter offrire al cliente “svapatore” un liquido appositamente prodotto utilizzando i migliori componenti ad oggi disponibili, tutti derivati dal vegetale, dal farmaceutico o dal campo alimentare, tralasciando qualsiasi tipo di componente chimica.[/notification]

[highlight] Qual è la vostra idea di mercato e a quali fumatori vi rivolgete? [/highlight]

[notification type=”notification_info” ]Accatreò si rivolge a tutti gli svapatori, perché la qualità dei nostri liquidi OGM free deve essere appresa e capita da chiunque utilizzi la sigaretta elettronica. Nel 2014 abbiamo adeguatamente rivisto i prezzi al ribasso permettendo anche ai più attenti al portafogli di non rinunciare alla qualità dei nostri liquidi, nell’intento appunto di dimostrare la differenza tra un liquido Accatreò e un liquido economico.[/notification]

[highlight] Noi consumatori sappiamo che per le attività che si occupano di sigarette elettroniche non è un buon periodo. Può spiegarci il punto di vista di chi sta dalla parte dietro il bancone? Com’è cambiata la vendita di ecig negli ultimi mesi e perchè? [/highlight]

[notification type=”notification_info” ]In Italia è ormai consolidato che è molto difficile fare impresa e portare avanti idee e progetti innovativi soprattutto se ci si scontra con le grosse lobby , in questo caso, i tabacchi. Dopo i primi due anni di esplosione di questo business siamo stati costretti a ridimensionare tutto (moltissimi addirittura a chiudere battenti) a causa dei tentativi governativi di porre fine alle sigarette elettroniche. Purtroppo, in parte, ci stanno riuscendo. Le persone hanno perso fiducia e sono ritornate inevitabilmente alle bionde. Le vendite sono troppo basse, chi sta a galla lo fa perché è riuscito a mantenere una minima clientela grazie ad un servizio e dei prodotti di qualità. Ora siamo ancora tutti in attesa di una regolamentazione adeguata , in modo da poter avere una visione del futuro più chiara e pianificare un business adeguato. Lavorare nell’incertezza del domani è il peggior modo a mio avviso di fare qualsiasi tipo di attività, lavorativa e non.[/notification]

[highlight] Come pensa si evolverà al situazione? [/highlight]

[notification type=”notification_info” ]Domanda molto difficile a cui rispondere, in quanto sono mesi che siamo tutti in ballo di decreti emanati, poi sospesi, poi riattivati. Difficile capire come si evolverà…[/notification]

[highlight] Secondo lei invece cosa bisognerebbe fare? [/highlight]

[notification type=”notification_info” ]Prima di tutto regolamentare i liquidi, con controlli sulla produzione e sulle relative certificazioni. Lo stato vuole tassare la nicotina? Per me va bene, ma con una percentuale adeguata non certo il 58,5%, che è assurdo. Darei molto più valore alla posizione che la sanità ha assunto nei confronti delle sigarette elettroniche. Bisognerebbe dare peso alle ricerche e ai casi clinici, italiani e non, che rappresentano una statistica importante soprattutto per quanto riguarda il numero spaventoso di decessi per cancro ai polmoni. Farei due calcoli su quanto costano tutti i malati “da fumo” allo stato italiano. Secondo me non ha senso tassare l’hardware – vaporizzatori, batterie e tutti i componenti “tecnologici” – ma sembra che finalmente il governo se ne sia reso conto con la sospensiva di aprile. Lo svapo è un fenomeno inarrestabile, per questo ho deciso di andare avanti con il progetto di “liquido di qualità”, per dare a tutti i rivenditori interessati un prodotto che riesca davvero a distinguersi. Speriamo che i negozianti ritrovino un po’ di passione persa per strada. Alcuni non l’hanno mai persa, molti forse non ne hanno mai avuta e sono entrati in questo business pensando di far soldi facili. La rivendita è il punto fondamentale, serve dedizione, passione, professionalità, esperienza. Bisogna consigliare e supportare il cliente neofita per far si che il primo approccio non sia l’ultimo. E purtroppo anche questo è stato un fenomeno abbastanza diffuso.[/notification]

Molta amarezza insomma, è quella che si percepisce non solo dall’ingegner Marco, ma anche da chi è stanco di pagare tasse mostruose e non riesce non solo a mantenere un lavoro, ma neppure ad arrivare a fine mese. Sembra che ormai il fumo, digitale e non, sia destinato a diventare un lusso per pochi.

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